Il lupo di Sulcina è un cortometraggio realizzato dagli studenti ACT del III anno Alessio Pierazzi e Stefano Antonucci, che racconta di Gioele, uno degli ultimi abitanti di Sulcina, e del suo incontro con un lupo che definisce "Il Dio della foresta".

Il documentario e stato selezionato nella sezione per registi emergenti al Lift-Off Global Network e abbiamo posto alcune domande ai ragazzi per conoscere più a fondo il lavoro che hanno fatto.

Com’è nata l'idea per questo film? Cosa vi ha spinto a realizzarlo?

Eravamo curiosi di raccontare il lupo e l’ ambiente in cui vive. E’ un animale che per tradizione ha un'accezione negativa ma, scavando dentro l’argomento, abbiamo scoperto che in realtà è molto diverso da come viene descritto nelle favole. Il tema ci ha rapito immediatamente e sentivamo il bisogno di scoprire sempre più per poterlo rappresentare. Da qui è partito il viaggio che ci ha condotto a Sulcina.


Quali difficoltà avete incontrato realizzando il film, in particolare per il lockdown dovuto al COVID-19?

Siamo stati fortunati… Molto fortunati. Il lockdown è iniziato letteralmente tre giorni dopo le due giornate di ripresa a Sulcina. L’ unica sfortuna è stata il non poterci tornare per parlare ancora con Gioele, sarebbe stata un'ottima occasione per conoscerlo ancora meglio e approfondire la sua visione. Nelle prime settimane di quarantena ci sono stati problemi tecnici come la consegna di 600Gb di file a Joel (il montatore) ma sono stati risolti con la creazione di 16Gb di Proxy inviati in 3 giorni. Per il resto non ci sono state grosse complicazioni, siamo riusciti tranquillamente a lavorare in gruppo grazie a programmi come Zoom e Google Meets.


Raccontateci come hai gestito le risorse umane ed economiche per la produzione del film.

Abbiamo deciso di lavorare in duo in tutto e per tutto. Entrambi ci occupavamo di dirigere e fotografare. E’ stata un ottima esperienza
perché lavorando in squadra siamo riusciti a individuare vari input creativi, superando facilmente momenti difficili a livello tecnico e morale. Oltre a noi ci hanno assistito Chris (fonico e compositore) che con passione ci ha accompagnato in tutta l'avventura e Joel che ha saputo trascrivere le nostre idee in un montaggio minimale ma efficace. In termini economici non abbiamo speso molto, due pieni di benzina e qualche confezione di Cous Cous del supermercato. La parte che ci ha sorpreso è che è bastato muoversi di un'oretta al di fuori da Lucca, spendendo pochissimo, per ritrovarci immersi in luoghi magnifici.


Raccontateci di più delle sfide che hai dovuto superare per realizzare il film.

La sfida più grande è sicuramente stata quella di cercare il lupo, non tanto l’animale, già sapevamo che non lo avremmo mai trovato data la sua natura schiva verso l'uomo, ma i luoghi e le persone che avessero storie da raccontarci riguardo questo “essere mistico”.
Abbiamo percorso molti chilometri tra gli Appennini e le Apuane senza trovare niente. Così, con il tempo alle strette, abbiamo deciso di fare un ultimo tentativo, provare a visitare il Monte Orecchiella, dove il lupo è molto presente. È proprio qui, a Sulcina, un paesello di venti anime, abbiamo conosciuto Gioele, un ragazzo sincero e dolce che ci ha raccontato del suo primo incontro con un lupo.


Quale differenze hai riscontrato fra la visione progettuale che avevate del film e l'effettivo prodotto finale?

Il nostro obiettivo iniziale era raccontare il lupo. Dopo esserci resi conto della rarità con cui si mostra all’uomo abbiamo man mano trasformato la nostra visione nel racconto di un concetto, ovvero l’intangibilità di questo essere che, pur non mostrandosi mai, riesce a lasciare la propria orma non solo nell'ambiente in cui vive ma anche nelle persone che gli abitano attorno.


Qual è il target del tuo film e quali sono i suoi punti di forza a livello di marketing?

Il nostro documentario si rivolge non solo agli amanti della natura ma anche a chi, questi luoghi, non li ha mai visti, nella speranza di suscitare in lui emozioni forti come quelle che abbiamo provato noi passando tutto questo tempo immersi nella natura. Abbiamo colto l'occasione per poter promuovere la Garfagnana e le Apuane, territori a noi cari. Sentivamo il bisogno di dargli una voce, il nostro desiderio è di, un giorno, utilizzare “Il Lupo di Sulcina” come trampolino di lancio per poter scovare altre voci da raccontare.


Quali sono i tuoi piani per la promozione e distribuzione del film?

Ci piacerebbe riuscire a inserire il documentario in festival per prodotti sulla ambiente montano e naturale ma anche in festival per registi emergenti. La notizia della selezione al Lift Off Global Network ci ha decisamente dato una grande carica e siamo pronti a sfruttarla e continuare a proporre il documentario a vari concorsi o come bigliettino da visita per enti ambientali. Non vediamo l'ora di rimetterci al lavoro.


Perché il pubblico dovrebbe guardare questo Film? Vuoi dire qualcosa ai filmmakers emergenti?

Secondo noi “Il Lupo di Sulcina” getta uno sguardo particolare e diverso su temi e luoghi poco trattati. È un viaggio attraverso un mondo che per molte persone risulta inesplorato. Se ti sei sempre chiesto cosa si provi e come sia vivere in montagna, questo è il documentario che fa per te. Speriamo di sollecitare il tuo spirito avventuriero e farti riflettere sul tema. Per rispondere alla seconda parte della domanda, anche noi siamo sulla stessa barca… da pari a pari, il consiglio che ci sentiamo di dare è di insistere e continuare a insistere. Anche quando le cose stanno andando male e stai per mollare tutto, insisti, perché potresti ritrovarti su una stradina sterrata a 1000 metri pensando: “o la va o la spacca…” per poi scoprire di essere davanti alla storia che stavi cercando. Ricorda che in un documentario niente è scritto… Keep Rolling!